venerdì 21 dicembre 2012

Chuquicamata, dove tutto è grande!

Chuquicamata, detta anche Chuqui, è la miniera di rame a cielo aperto più grande del mondo. Si trova in Cile nella Regione di Antofagasta, a 15 km a nord di Calama e a 245 km a nord-est del capoluogo Antofagasta.
E’ lunga 4,5 km e larga 2.5 km e supera i 1000 metri di profondità.
È possibile visitarla lasciando un contributo libero, basta mettersi in lista presso la CODELCO, la società statale che la gestisce.
Poco lontano dal grande cratere in perenne escavazione sorge un grande villaggio ormai fantasma, in cui vivevano circa 25mila tra operai, minatori e le loro famiglie.
Era un campamento simile a una piccola città con tutto quello che serviva alla popolazione, ma poi tutti vennero trasferiti a Calama dove vennero costruiti alcuni quartieri con questo scopo; gli ultimi se ne andarono nel 2008.
Vi lavorano 18mila persone, 24 su 24, che estraggono 1500 tonnellate di rame al giorno (!) di cui il 45% viene esportato in Asia (il 22% alla Cina). Le stime indicano che se ne potrà estrarre ancora per i prossimi 50 anni. Si capisce che con il prezzo del rame alle stelle questa voce funga da traino all’intera economia cilena.
I mezzi di scavo e di trasporto la percorrono grazie a un sistema viario a gradoni che si sviluppa su più livelli, collegati tra loro da brusche rampe discoscese, sino al piano che costituisce la profonda base. Le ruote di questi mastodontici automezzi misurano tre metri di diametro e sono azionati da un motore indipendente.
Nella miniera operano un centinaio tra autocarri pesanti ed escavatori a cucchiaio, che lavorano duramente per estrarre e trasportare giornalmente circa 600.000 tonnellate di minerale di rame. Per far fronte a una simile quantità, ciascun ribaltabile deve poterne trasportare almeno 400 tonnellate a ogni viaggio.

Per le società minerarie, gli investimenti nelle apparecchiature mobili sono spesso la voce di spesa più elevata. Le ruote dei ribaltabili impiegati a Chuquicamata costano 12.000 euro cadauna, mentre un escavatore a pala costa circa 20 milioni di euro.

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La nazionalizzazione delle miniere di rame fu formalizzata nel 1971, con una riforma costituzionale che sancì la partecipazione dello stato nelle riserve di rame del paese in misura del 51 percento. La Codelco nacque nel 1976 e, da allora, è cresciuta sino a diventare il principale produttore di rame del mondo, con circa il 20 percento delle riserve mondiali e una produzione che, nel 2008, è stata pari a 1,5 milioni di tonnellate di rame pregiato.
Uno degli obiettivi principali della Codelco è produrre rame al minor costo possibile per la popolazione cilena, a cui si affiancano altri intendimenti cruciali. Nel 2003 la società ha approvato la sua “Politica per lo Sviluppo Sostenibile”, la quale sancisce l’importanza di perseguire gli obiettivi economici nel rispetto dei principi di sviluppo sostenibile e responsabilità sociale.
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In linea con tali finalità, la società stabilisce quanto segue: “La missione della Codelco consiste nello sviluppare, in modo solerte e responsabile, tutte le capacità nell’attività mineraria e in quelle correlate al fine di massimizzare nel lungo termine il proprio valore economico e il contributo allo stato del Cile”. La Codelco è andata ben oltre questo proposito: nel 2008, la frequenza degli incidenti è stata la più bassa nella storia aziendale e, nello stesso anno, si è scelto di investire 36 milioni di euro in progetti ambientali.
 “A Chuquicamata, sostenibilità e sicurezza sono i principi guida. Quando arriva un nuovo minatore, prima si parla di lui e solo dopo dei processi”

foto e video: viaggiatori on the road

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